martedì 19 maggio 2009

Modifica al post ''Quando Facebook diventa notizia''

Sulla carta stampata, su Internet, nei discorsi e nelle notizie. Una cosa è certa, Facebook in questo momento di esplosione dei social network è praticamente dappertutto. Nella notizia e spesso e volentieri ''La'' notizia stessa.

Un paio di esempi sul tema sono di strettissima attualità: qualche giorno prima della partenza dell'edizione del Giro d'Italia tutt'ora in corso, è comparsa sul sito della Gazzetta la notizia dell'esclusione dalla ''corsa rosa'' della più vecchia ''maglia rosa'' ancora in attività, Andrea Noè, per decisione della Liquigas, il team per la quale lo stesso Noè è sotto contratto. L'articolo, oltre ad illustrare la decisione del team ciclistico, si è soffermato fin dallo stesso titolo a sottolineare la protesta montata su Facebook a sostegno del corridore e della sua partecipazione alla manifestazione su due ruote.

Ma gli esempi di come il social network più famoso e diffuso sia diventato uno strumento da cui attingere notizie o a cui fare riferimento per tastare gli umori e le opinioni della gente comune sono molteplici. In questo senso le giornate tipo delle squadre di calcio di Serie A riviste in chiave in ironica, nate dalla mente degli utenti del social network sono finite quindi sulle pagine sportive dei maggiori quotidiani nazionali, come Il Corriere Della Sera, Libero e Il Giornale.

Ma anche esempi più comuni di interazione tra Facebook e la vita quotidiana non si sono sottratte dal diventare notizia. E' il caso dell'articolo, comparso qualche giorno fa sul sito del Corriere, su una dipendente in malattia licenziata perchè beccata ad utilizzare Facebook da casa.

Nel mondo del Web 2.0, dove tutti possono o dovrebbero poter dire la loro, il social network diventa dunque produttore, ispiratore, contenitore, diffusore e al tempo stesso notizia stessa vera e propria.

Qui il precedente post

Quando lo ''status'' porta al divorzio


E' proprio vero che a volte basta davvero poco per mettere la parola ''fine'' su un'amicizia che sembra ben consolidata nel tempo o, ancora di più, su un matrimonio apparentemente felice e senza ombre. Una parola detta fuori posto, una foto compromettente, un messaggino equivoco nel telefonino...oppure uno status modificato su Facebook all'insaputa del proprio partner.


"Neil Brady has ended his marriage to Emma Brady'' (''Neil Brady ha interrotto il suo matrimonio con Emma Brady''). Recitava così lo status aggiornato di Neil Brady, 39enne consulente inglese, sulla propria pagina personale di Facebook. Peccato che ad essere all'oscuro della ''novità'' era proprio la futura ex moglie, la 35enne Emma, avvertita in seguito del fatto da amici comuni preoccupati per l'accaduto. E' stato proprio grazie a loro che la donna ha scoperto la fine del proprio matrimonio, umiliata anche alcuni commenti di amici del marito che lo descrivevano come ''un uomo migliore fuori dal matrimonio''.


Una vicenda dunque destinata a finire in tribunale, non solo per completare il divorzio ma anche per la richiesta di danni morali avanzata dalla donna, ferita dai commenti e dalla violazione della propria privacy. Il primo divorzio nel mondo per colpa di Facebook è dunque alle porte, e stiamone certi non sarà certo l'ultimo. Ma i ''panni sporchi'' di solito non era bene lavarli in famiglia? Nell'era dei social network evidentemente le ''lavatrici'' virtuali, e soprattutto pubbliche, non mancano.

Foto e tradimenti al tempo di Facebook


Privacy, foto e vendette: non è il titolo di un film, ma potrebbe esserlo, magari proprio sull'onda di Feisbum!, il film italiano a episodi basato su Facebook e sulle vicende della vita quotidiana che ruotano attorno ad esso, uscito l'8 maggio scorso nei cinema. Alcuni casi di cronaca di questi giorni ci mostrano infatti come l'uso sconsiderato o a volte ingenuo del social network più famoso del mondo possa creare non pochi guai dal punto di vista lavorativo e da quello sentimentale. E spesso la causa dei problemi sono foto in cui pubblico e privato si mischiano pericolosamente.

E' il caso di una infermiera dell'Ospedale di Udine, ora indagata per avere pubblicato sul proprio profilo foto dei colleghi medici nelle quale appaiono però anche ignari pazienti incoscienti e intubati. Probabilmente un'ingenuità causata dalle scarse conoscenze informatiche e dalla distrazione della malcapitata:la donna infatti intendeva tenere un album privato visionabile soltanto dagli amici, e non si era resa conto che invece, settate in modo errato le impostazioni sulla privacy di Facebook, chiunque poteva accedervi.

Non è andata certo meglio a due giovani, un ragazzo e una ragazza entrambi di Roma, lasciati dai rispettivi fidanzati a causa di foto compromettenti comparse sempre nel social network.

Nel primo caso il giovane è stato piantato in asso dalla futura moglie a pochi giorni dal matrimonio, a causa di alcune foto comparse su Facebook che lo ritraevano in atteggiamenti troppo intimi con una ballerina durante l'addio al celibato. La futura sposa, dopo aver scoperto le foto, non solo ha annullato le nozze, ma ha persino stampato le foto del matrimonio in decine di copie, affiancandole a degli insulti e distribuendole per la capitale. Una vendetta dunque in grande stile, anche se l'episodio vive tutt'ora una sorta di ''giallo'':Il parroco della chiesa nella quale si sarebbero dovute celebrare le nozze non aveva mai sentito parlare dei due giovani, né tanto meno aveva mai preso appuntamenti per celebrare nozze. Resta quindi il dubbio che si sia trattato di uno scherzo o addirittura di uno spot proprio al film Feisbum!, nel quale compare un episodio che tratta proprio questi temi.

Pare non sia uno scherzo invece la vicenda di un'altra giovane romana, mollata dal fidanzato a causa di alcune vecchie foto del liceo che la ritraevano in atteggiamenti ''molto affettuosi'' con un altro ragazzo, pubblicate da un amico burlone. Dopo essere stata lasciata dal ragazzo, in preda alla gelosia dopo aver visto le foto, la ragazza si è rivolta all’associazione dei consumatori Aidacon per avviare un procedimento giudiziario nei confronti del famoso social network e un suo utente, per i danni da lei subiti a causa della violazione della privacy.

In un mondo di informazioni, foto e notizie su tutto e su tutti certe volte è meglio saper porre, magari con un po' di attenzione e selezione, una barriera tra gli amici ''virtuali'' e quelli reali. E aggiungere sempre e comunque un tocco di privacy in più.

mercoledì 29 aprile 2009

Quando Facebook diventa notizia


In tempi di web 2.0, giornali in rete e informazioni più o meno accessibili a tutti, stupisce, ma forse non più di tanto, come il mondo di Internet, e di alcuni siti in particolare, e quello delle notizie, siano esse in forma virtuale o cartacea, spesso si intersechino e rappresentino l'un l'altro una fonte di materia prima a cui attingere. Il caso dei social network, e più in particolare del onnipresente e ''onnicitato'' Facebook, è emblematico. Spesso e volentieri negli ultimi tempi è possibile incontrare sui principali mezzi di informazione notizie più o meno importanti, o anche solo semplici curiosità, che si rifanno o che si collegano in qualche modo al pensiero espresso dagli utenti che a milioni in Italia e nel mondo frequentano giornalmente il network. Un paio di esempi sul tema sono di strettissima attualità: proprio ieri la Gazzetta dello Sport ha pubblicato una notizia sul proprio sito riguardo la mancata partecipazione al prossimo Giro d'Italia di Andrea Noè, la più vecchia ''maglia rosa'' ancora in attività, per decisione della Liquigas, il team per il quale lo stesso Noè è sotto contratto. L'articolo, oltre ad illustrare la decisione del team ciclistico, si è soffermato sulla protesta montata su Facebook a sostegno del ciclista veneto, citando anche come lo stesso Noè disponga di un proprio profilo sul sito ed abbia circa 500 amici. Un aspetto questo che a prima vista sembrerebbe marginale rispetto alla notizia stessa dell'esclusione dal Giro. Ma evidentemente in ''Gazzetta'', come in altri quotidiani, sono risultati decisivi i numeri, che fanno di Facebook un fenomeno globale in continua ascesa. Solo in Italia gli iscritti hanno raggiunto gli 11 milioni, ovvero quasi un sesto dell'intera popolazione del paese. Numeri da capogiro, considerando come l'Italia sia ancora indietro nel processo di informatizzazione e diffusione di Internet rispetto ai maggiori paesi europei. Nonostante questo, il nostro paese è al quarto posto in Europa per utilizzo del social network, dietro solo a Regno Unito, Francia e Turchia, con un aumento di iscritti del 2721%, percentuale superiore a tutti i paesi europei.

Di fronte a questo fenomeno Facebook è diventato per i ''creatori d'informazione'' uno strumento da cui attingere notizie o a cui fare riferimento per tastare gli umori e le opinioni della gente comune. Esempi sono le giornate tipo delle squadre di calcio di Serie A riviste in chiave in ironica, nate dalla mente degli utenti del social network e finite quindi sulle pagine sportive dei maggiori quotidiani nazionali, come Il Corriere Della Sera, Libero e Il Giornale. Un altro caso di come Facebook incontri l'informazione è il caso, comparso qualche giorno fa sul sito del Corriere, di una dipendente in malattia licenziata perchè beccata ad utilizzare Facebook da casa. Caso che ha generato molte polemiche e dibattiti dentro e fuori il social network sulla relazione tra ''navigare in rete in malattia'' e ''lavorare''.

Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano come Facebook può diventare notizia e come una notizia possa essere influenzata da Facebook. Nel mondo del Web 2.0, dove tutti possono o dovrebbe poter dire la loro succede anche questo.

lunedì 27 aprile 2009

Facebook,una perdita di tempo? No,aiuta a lavorare meglio


Una vittoria per i maniaci dei Social Network e per tutti i lavoratori dipendenti al centro di dispute con i propri datori di lavoro sull'utilizzo dei più popolari siti di svago in rete, quali Facebook, Myspace e Youtube. Dall'Università di Melbourne infatti arrivano infatti i risultati di uno studio condotto su 300 lavoratori che sembra dimostrare come l'utilizzo di internet per scopi ricreativi durante l'orario di ufficio aumenti la produttività del singolo lavoratore, rispetto a coloro che invece non si concedono pause di alcun tipo.
Secondo la ricerca infatti, se il tempo passato online su questi siti non è eccessivamente elevato, ovvero superiore al 20% dell'orario totale di lavoro, lo svago e la distensione che ne derivano aiuterebbero a lavorare successivamente molto meglio e più rilassati, con un aumento della produttività, secondo i ricercatori, addirittura del 9%. Una sconfitta dunque, almeno sulla carta, per quelle aziende che invece spendono fior di quattrini in filtri e sotfware proprio per impedire l'accesso da parte dei propri dipendenti ai siti sopracitati. Con la repentina esplosione dei social network, in primis Facebook e Youtube, anche in Italia ci sono stati casi emblematici di misure considerate ''anti-cazzeggio'': Poste Italiane ha negato l'accesso al sito di social network per i suoi dipendenti mente al Comune di Napoli hanno messo in atto un provvedimento più originale e apparentemente più morbido, ovvero il frazionamento del tempo passato su Facebook. Non più di un'ora al giorno, suddivisa in blocchi da 10 minuti ciascuno. La stessa ''morbidezza'' è stata però negata dal comune di Milano ai propri dipendenti.

Cosa risulterà ora dopo questo studio dell'università australiana? Per il momento il commento è affidato a Brent Coker, che ha guidato il team di studio a questa ricerca: “Le aziende spendono milioni in software per impedire ai loro dipendenti di guardare video, usare siti di social networking o di shopping online col pretesto che causi una perdita di milioni in termini di produttività. Non è sempre così .Le persone hanno bisogno di distrarsi un po' per poi tornare a concentrarsi. Pause brevi e non intrusive, come una rapida occhiata a Internet, aiutano la mente a riposare, portando ad una concentrazione sul lavoro maggiore nell'arco di una giornata, e come risultato, aumentano la produttività".

mercoledì 11 marzo 2009

La Repubblica cambia formato tra i mugugni del web

Quasi in coincidenza con il cambio di stagione anche a ''La Repubblica'' si respira aria di cambiamento, sebbene le novità non siano sensazionali e siano unicamente sul piano della forma e non del contenuto. Il quotidiano del Gruppo Espresso infatti, per venire incontro alle richieste di parte dei suoi lettori, dal 4 marzo ha ridotto il suo formato, di 3 cm in altezza lasciando al contrario invariata la larghezza, e modificato la gabbia grafica senza però intervenire sul piano del layout e dei contenuti. Dunque articoli più corti e caratteri più grandi per rendere il quotidiano più chiaro, più facile da sfogliare e più leggibile. Novità che però non accontentano tutti e lasciano spazio a qualche mugugno, soprattutto sul web, dove in particolare ci si interroga sull'ampia cornice bianca che rimane a bordo del giornale, visibile ad occhio nudo solo avendo in mano una copia fisica del giornale. Un gratuito spreco di carta o il risultato di un numero zero in via di miglioramento? Di certo per molti la semplificazione grafica non è che una scusa, neanche tanto ben raccontata, di mascherare la crisi, il crollo della pubblicità, la perdita del numero di copie vendute. Quindi più piccolo sì, ma per risparmiare carta. Il dubbio alla fine però ritorna: e tutto quello spazio bianco?